Chi fa Industria 4.0 oggi

Dalla macchina a vapore all’automazione, dall’information technology a quella digital transformation che ha sancito il passaggio alla cosiddetta quarta rivoluzione industriale, molte cose sono cambiate per le imprese. Secondo gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, l’Industria 4.0 italiana oggi vale 11,2 miliardi di euro.

In particolare, il mercato dello Smart Manufacturing ha movimentato quasi il 10% del totale degli investimenti complessivi dell’industria e agli analisti hanno stimato una crescita del 20%. In Italia sono state censite oltre 600 applicazioni: i ricercatori sottolineano che la crescita annua sia pari a un +30% in cui hanno fatto da protagoniste tecnologie di Industrial IoT e Industrial Analytics.

Una crescita, però, non sempre consapevole: infatti, analizzando il livello di maturità con cui l’industria italiana sta affrontando la digital transformation aziendale, emerge come meno di 4 aziende su 10 (38%) non abbia ancora chiari i temi dell’Industry 4.0. Molti dei progetti, infatti, sono in fase pilota e coinvolgono soprattutto le grandi imprese: le PMI sono quasi assenti. Uno dei motivi legati a questo gap culturale è attribuito dagli esperti alla mancanza di competenze digitali: più di 6 aziende su 10 (62%), infatti, hanno diverse lacune da colmare.  A cambiare le cose e ad accelerare i tempi di una conversione al digitale del Sistema Paese è il Governo che, con il piano Calenda, ha offerto alcune linee guida ma, soprattutto, una serie di incentivi che favoriranno l’Industry 4.0 italiana.

Chi fa Industria 4.0 oggi (e in che modo)

«L’intelligenza tecnologica non è più legata soltanto alle macchine e alle persone – ha spiegato Enrico Tantussi, Country Manager di Econocom Italia  -, ma è diventata ubiqua e pervasiva: sono diventati intelligenti e tecnologici gli edifici ma anche i mezzi di trasporto, i prodotti e i loro imballi. Con l’Industria 4.0 l’ecosistema tecnologico si allarga, incrementando i livelli di monitoraggio e di controllo che ci aiutano a gestire una pluralità di risorse all’insegna di una sostenibilità più virtuosa e di una sicurezza che migliora la qualità della vita. Il digitale ci sta insegnando a condividere e a collaborare attraverso una nuova capacità di fare di più e di fare meglio, aiutandoci a ridurre i costi operativi e a lavorare nel rispetto delle normative».

Strategie smart manufacturing: sono disruptive

«Che si parli di Industria 4.0 o di smart manufacturing – ha concluso Tantussi – è importante che le aziende capiscano quante opportunità ci sono nel progettare, costruire e mettere in produzione tecnologie integrate e capaci di rispondere in modo scalabile e flessibile alle esigenze del business senza appesantire eccessivamente il dipartimento IT. In questo percorso di innovazione il ruolo dei partner tecnologici è fondamentale. Il gruppo Veneto Industry Press, grazie alle sue competenze di ingegneria tecnologica e finanziaria, rappresenta un po’ l’alter ego dell’Industria 4.0, la forza trainante che accelera il progresso portato dalle tecnologie digitali, liberando le aziende dall’obbligo di doversi accollare onerosi investimenti iniziali e di gestire una complessità che non fa parte del core business».

Come implementare Industria 4.0: i modelli flessibili

Una delle chiavi di successo dell’Industria 4.0 e dello smart manufacturing, infatti, è proprio la possibilità di scegliere modelli di implementazione flessibili per innovazioni estremamente disruptive. Abbandonare il concetto di proprietà della tecnologia, puntando a ottenere la migliore qualità dei servizi che la tecnologia deve garantire, è parte integrante di una visione strategica di lungo periodo dell’innovazione che permette di ottenere differenziali competitivi importanti.

 

Cosa vuol dire fare industria 4.0?

Che cosa vuol dire industria 4.0? L’Industria 4.0 indica quel processo di digitalizzazione del settore manifatturiero che, rinnovando la catena del valore, cambia il modo di lavorare ma anche la natura delle organizzazioni. Il livello di innovazione è tale per cui oggi il sinonimo di Industria 4.0 è smart manufacturing, dove il suffisso “smart” diventa il denominatore comune di una gestione integrata delle informazioni, associata all’uso della tecnologia digitale.

Dai robot a industria 4.0 avanzata

Dai robot auto-apprendenti all’adozione pervasiva di una sensoristica avanzata (atta a potenziare la capacità di monitoraggio e di controllo lungo tutta la filiera), unitamente a una potenza elaborativa e a connessioni sempre più affidabili e sicure; dall’utilizzo di stampanti 3D a una programmazione di ultima generazione che introduce modalità di simulazione e applicazioni inedite di realtà aumentata, il digitale favorisce l’integrazione e la cooperazione aziendale e interaziendale, elevando all’ennesima potenza la qualità dei flussi informativi e il time to market del business. Lo smart manufacturing e la smart supply chain, infatti, sono declinazioni di quel paradigma Internet of Things che sta portando più efficacia e più intelligenza in molteplici settori e ambiti aziendali.

Come ottimizzare i processi con industry 4.0

Ottimizzare i processi portando efficienza e maggiore visibilità in ogni anello della supply chain garantisce una comunicazione multidirezionale nell’ambito di tutti i processi produttivi. I dati, messi a sistema e registrati senza soluzione di continuità, dal fornitore al consumatore, offrono alle aziende una nuova capacità di analisi di tipo predittivo, che assicura un’ampia base informativa per migliorare i prodotti e i servizi, supportando al meglio le decisioni. Non c’è Industry 4.0 senza Big Data Management e una Business Intelligence supportata da Analytics sempre più personalizzate a misura di azienda. Ma quel suffisso 4.0 significa anche un’innovazione rispetto alle modalità di fruizione delle risorse tecnologiche che, grazie alle varie formule del Cloud, cambia approcci e strategie di sviluppo. Attraverso modalità as a Service e pay per use, infatti, le imprese possono scegliere la migliore innovazione tecnologica rispettando i sempre più stringenti vincoli di budget, trasformando gli investimenti iniziali (Capex) in costi ricorrenti (Opex).