Due parole d’ordine: velocità, per cercare di colmare il gap con gli altri paesi europei, e niente alibi, perché gli strumenti per affrontare impresa 4.0 sono a disposizione da tempo. Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano, lancia un appello forte alle piccole e medie imprese affinché colgano tutte le opportunità che arrivano dalla “rivoluzione 4.0”. Gli incentivi, infatti, sono a disposizione ma gli investimenti devono essere fatti non solo sulle macchine ma anche sul capitale umano, sulla formazione.

“Bisogna fare presto – spiega Taisch – perché il tempo è denaro ma anche sopravvivenza, nei confronti di una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. La velocità dell’evoluzione tecnologica, oggi, è incredibile, e i nostri imprenditori quelli delle piccole e medie imprese, non sono ancora abituati a questa tendenza, che accelera sempre di più”. Il problema è che il divario con i competitor industriali europei è ancora troppo alto e se non ci adeguiamo rischiamo di rimanere indietro nella sfida della competitività.

Impresa 4.0 funziona ma serve la formazione 

Il Piano Impresa 4.0, fino a oggi è stato un successo che, grazie a iper e super ammortamento ha generato forti investimenti in impianti di ultima generazione. I numeri che arrivano dall’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano stimano un mercato superiore a 2,3 miliardi di euro, nel 2017, per le tecnologie abilitanti e i servizi collegati. E qui entra in gioco il secondo tema, quello della necessità, per le piccole e medie imprese, di adeguarsi alle sfide di Impresa 4.0 puntando sull’adeguamento delle macchine, grazie agli incentivi, ma sopratutto sul capitale umano, fondamentale per sfruttare a pieno le nuove tecnologie. 

L’esempio più semplice per capire questa sfida, spiega Taisch, è quello di pensare a un impianto industriale come a un’auto nuova. Prima sostituirla voleva dire prenderne una con maggiore potenza, che si guida allo stesso modo e va più veloce. Oggi con la tecnologia 4.0 il motore resta identico, ma a fare la differenza sono i componenti, l’elettronica, la sensoristica e i sistemi di controllo che la rendono più veloce e sicura ma, ovviamente, più complessa da guidare. E proprio per questo motivo serve un maggiore impulso alla formazione dei futuri operatori e di chi, nelle aziende, già opera.

Un patto con i Sindacati per dare consapevolezza ai lavoratori 

Molte aziende, quindi, non riescono ancora a sfruttare completamente le opportunità offerte dall’integrazione tra meccanica tradizionale e quella digitale, e per questo motivo la formazione diventa l’elemento chiave perché il 4.0 possa davvero produrre benefici aspettati. Formazione che deve partire dal mondo della scuola ma che deve avere anche una forte componente all’interno delle aziende, tra i lavoratori. “Servono digital skill di base per i giovani delle scuole secondarie di secondo grado e delle università – spiega – che entreranno nel mercato del lavoro nei prossimi anni. E poi serve formazione sul campo, per i lavoratori che oggi operano su quelle macchine. adeguamento immediato”.

“Un elemento che in questo momento è fondamentale – prosegue Taisch – è il sindacato, che può essere un buon alleato. Se da un lato bisogna spingere le imprese a investire dall’altro bisogna anche convincere i lavoratori a vincere una certa pigrizia mentale e a ricevere la formazione. Questo sono atteggiamenti che non possiamo più permetterci perché questi lavoratori hanno, in qualche modo,  la responsabilità, verso l’impresa per cui lavorano, di essere sulla frontiera della conoscenza”.

Il piano Impresa 4.0 prosegue, non ci sono più alibi per non innovare

Nessun dubbio invece sulla continuità delle politiche di Industria 4.0 che resta una delle tendenze seguite anche da parte di questo governo. E se la strada per i Competence Center è, ormai, solamente amministrativa perché i fondi sono stati stanziati, anche sugli incentivi sembrano esserci pochi dubbi. “Dalle dichiarazioni del ministro Di Maio si capisce che esiste tutta la volontà politica di rinnovare, anche se con qualche aggiustamento, tutto il piano impresa 4.0. Non vedo altre strade – spiega Taisch – se vogliamo salvaguardare le PMI e farle restare competitive”. 

Anche perché i primi dati parlano di un utilizzo degli incentivi principalmente da parte delle imprese maggiori – ne ha usufruito una su due – mentre il dato scende al 35-40% di medie e al 20% di piccole. “Nei primi anni lo hanno utilizzato le grandi imprese, per evidenti ragioni di velocità del sistema mentre quelle più piccole hanno avuto bisogno di tempo, per capire, imparare e informarsi”. Adesso, grazie alle campagne di comunicazione, ai Digital Innovation hub, ai Competence Center, anche le PMI entrano a pieno diritto nel mondo 4.0.

Le PMI non hanno più alibi – conclude Taisch – hanno l’iper e il superammortamento, hanno il credito di imposta per la formazione, stiamo facendo i competence center, mentre già ci sono i Digital Innovation Hub. Hanno tutti gli strumenti per capire cosa è il 4.0, questa rivoluzione industriale, per farla propria. Ora è solo una questione di volontà dell’impresa di cogliere le opportunità che arrivano dalla trasformazione digitale”.

Fonte: Innovation Post